Cultura, scuola, lavoro: la RETE tra emergenza e ripresa

12 Giugno 2020


L’emergenza sanitaria e le conseguenti misure di contenimento dell’epidemia, con la chiusura di molte attività produttive, delle scuole, dei musei, dei teatri, hanno cambiato i comportamenti di milioni di persone nell’arco di pochissimi giorni. Ora bisogna rialzarsi e reagire. Trovare le pietre miliari di questo cammino è complesso, ma abbiamo delle tracce che possono guidarci in un percorso che può essere più semplice di quanto si pensi.
L’Italia ha in sé una componente essenziale di bellezza. Dobbiamo ripartire da qui: la “bellezza”, innovare ed investire su di essa, farla emergere, tirarla fuori, renderla disponibile a chiunque desideri fruirne, voglia farla propria. Oggi esistono molte soluzioni tecnologiche innovative volte ad attrarre e fidelizzare nuovi pubblici, anche attraverso il coinvolgimento dei giovani, nonché ad incrementare la partecipazione di cittadini avvicinandoli alla conoscenza delle collezioni delle Gallerie e dei Musei.
L’emergenza innescata dalla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 sta dimostrando chiaramente il valore e il ruolo delle reti di telecomunicazione quali infrastruttura critica e strategica per la resilienza e il progresso del Paese. La connettività digitale che in questa fase emergenziale ci consente di restare a casa, costituisce un bene comune essenziale, non solo per il lavoro e la didattica a distanza, ma anche per la coesione sociale. Come noto in queste ultime settimane vi è stata un’impennata delle connessioni a Internet e più in generale del traffico sulle reti fisse e mobili. Nei due mesi di lockdown le infrastrutture di telecomunicazione hanno registrato incrementi del traffico dell’ordine del 73% per le reti fisse e del 40% per quelle mobili, sostenendo l’enorme aumento dei volumi di servizi digitali a cui sono ricorsi cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche per riorganizzare il lavoro e lo studio da casa, per continuare ad avere relazioni sociali, parentali, culturali. Se consideriamo il ritardo di digitalizzazione che il nostro Paese sconta rispetto ai principali partner europei, i due mesi a casa hanno prodotto un vero salto culturale che ha consentito a larghe fasce di popolazione di sperimentare le potenzialità dell’innovazione nell’aprire nuove opportunità di vita e di attività. La banda larga si è rivelata una risorsa preziosa, un’infrastruttura abilitante che può crescere soltanto con il tempo con investimenti e semplificazioni amministrative. È un bene comune, e come tale va preservata nell’interesse generale.
Il mondo dell’arte si è avvalso con creatività del digitale, promuovendo iniziative di successo che hanno fatto breccia anche nel rapporto tra i giovani e le grandi opere (vedasi la sfida creativa del Getty Museum diventata virale). Sono state tante, anche in Italia, le istituzioni culturali che dovendo chiudere a causa della pandemia, hanno rinnovato i propri siti e canali social con nuovi servizi digitali, consentendo così a un pubblico, forse ancora più vasto, di continuare a godere della bellezza del nostro patrimonio storico e artistico. Dalle foto in 3D del Colosseo alle passeggiate virtuali alla scoperta dell’Antico Egitto del Museo di Torino, dalle Ipervisioni degli Uffizi di Firenze, al tour a 360 gradi della Cappella Sistina che consente di soffermarsi sui dettagli degli affreschi. Dal drone in volo su Pompei alla scoperta dei nuovi scavi nel parco archeologico agli “Appunti per una resistenza culturale” sul sito della Pinacoteca di Brera che con brevi video realizzati dal personale raccontano l’attività del museo.
Secondo l’indagine Istat “l’Italia dei musei” il nostro Paese, a fine 2018, vantava 4.908 tra musei, aree archeologiche, monumenti ed ecomusei aperti al pubblico. La maggior parte sono musei, gallerie o raccolte di collezioni (3.882), cui si aggiungono 630 monumenti e complessi monumentali, 327 aree e parchi archeologici e 69 strutture eco museali. In un comune italiano su tre è presente almeno una struttura museale, ce n’è una ogni 50 Kmq e una ogni 6 mila abitanti. Un patrimonio ricchissimo, diffuso su tutto il territorio, ma che tuttavia, come sottolinea l’Istat, prima dell’emergenza presentava un livello di digitalizzazione ancora molto limitato. Solo il 10% delle strutture disponeva di un catalogo scientifico digitale delle proprie collezioni, tra cui spiccavano i musei di arte antica (23%), di storia e di scienze naturale (16%) che più di altri hanno raccolto su supporto digitale le opere e i beni posseduti”. Dunque anche per il mondo dei beni culturali ed artistici, che ha subito dall’emergenza sanitaria un impatto particolarmente traumatico, sfruttando le possibilità offerte dalle tecnologie digitali, si sono aperte modalità alternative di fruizione che consentono di far conoscere la bellezza del nostro Paese a un pubblico ancora più vasto.
Combinare reti e servizi digitali con l’arte, significa lavorare sull’accessibilità, sulla crescita di esperienze per il consumatore, sulla diffusione di una cultura, spesso poco attrattiva delle giovani generazioni, sulle efficienze strutturali di chi deve offrire un servizio mettendo a sistema la fruizione di un luogo di cultura. Il ricorso alla tecnologia può apportare inoltre vantaggi sia in termini di maggiore semplicità di gestione, sia in termini di risparmio energetico, dando un importante e sostanziale contributo a reindirizzare le risorse risparmiate verso iniziative che migliorino costantemente il sito stesso, in termini di valorizzazione e fruibilità.
Tutti ci auguriamo di ritornare a più presto alla vita normale in cui il distanziamento sociale e le limitazioni alle interazioni tra persone siano un ricordo, ma nulla sarà come prima. Abbiamo cominciato a recuperare un atavico gap culturale sulle opportunità offerte dall’innovazione digitale. Questa è la strada giusta per modernizzare il Paese. Bisogna smettere di disegnare il Paese che vogliamo e cominciare a percorrere il cammino che serve per realizzarlo.

Cesare Avenia, Presidente Confindustria Digitale e Presidente Fondazione Lars Magnus Ericsson

 

Fonte: Civita

Foto di Gerd Altmann da Pixabay


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